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Le interviste sono il cuore pulsante del blog Mamma che brand, perché le storie delle mamme freelance sono vere, appassionanti e anche motivanti per chi ha bisogno solo di un pizzico di coraggio in più per realizzare il proprio sogno lavorativo.

Oggi raccontiamo lo storia di Flora, che è dolce e davvero squisita ma anche tanto tenace.

Quello che ha saputo realizzare fino a oggi ha, a tratti dell’incredibile.

La ringrazio ovviamente sin da ora per la sua disponibilità e vi lascio qui di seguito la sua intervista, da leggere tutta d’un fiato!

Ciao Flora e benvenuta. Parlaci del tuo lavoro

Nonostante non sia più una ragazzina, muovo i primi passi nel mondo del Content Marketing e del SEO Copywriting, professione che sogno di svolgere da diversi anni.

Amo scrivere da quando ho memoria e mi appassiona il marketing online.  Nonostante questo ho passato tanti anni nel settore vendite ma purtroppo mi sentivo un pesce fuor d’acqua, per quanto sia stata un’esperienza che mi ha fatto capire tanto di me stessa. Inaspettatamente, ho scoperto che potevo coniugare la mia passione per la parola
scritta con quello che avevo imparato sulle tecniche di vendita, lavorando a contatto con i clienti.

Quando ho capito questo ho cercato i canali per aggiornarmi professionalmente.

Ho fatto il percorso inverso rispetto a molte altre persone, prima comprando casa e costruendo la mia famiglia e poi ho ripreso a pensare a ciò che desidero. Ho deciso che farò di tutto perché diventi realtà. Dopo che è nato mio figlio ho capito che non potevo più permettermi di essere insoddisfatta, soprattutto
per lui volevo prendere ancora più saldamente in mano la mia vita.

Da quanto tempo stai percorrendo questo iter formativo?

Nella primavera del 2022 è iniziata la mia avventura. La maternità è stata una molla potentissima che mi ha spinto al cambiamento come mai nulla nella vita. Il mio bambino era nato da cinque mesi e io sapevo che non volevo tornare al mio posto di lavoro. Ma dovevo smuovere la mia situazione.

Partivo da una maturità classica e una laurea triennale in Editoria e Giornalismo, titoli conseguiti tanto tempo prima e che non mi avevano preparata al mondo del lavoro.

Sentivo che dovevo formarmi ancora, affidandomi ad una scuola che mi insegnasse un metodo valido.  Volevo poter contare su coach selezionati che fossero in grado di aiutarmi davvero nella mia preparazione.

Sapevo già dove iscrivermi perché erano anni che facevo ricerche al riguardo, così, dopo aver pianificato insieme a mio marito, abbiamo deciso. La scelta è ricaduta su Digital Coach: mi sono iscritta al Corso di Certificazione in Web Content Manager e mi sono specializzata in Content Marketing e SEO Optimization.

Sapevo che con questa scuola avrei avuto la garanzia che finalmente alla teoria si
sarebbe unita anche l’esperienza pratica grazie alle Work Experience, due praticantati reali che rientravano nel mio curriculum e che ritengo fondamentali.

flora pierroQuali requisiti servono per svolgere la tua professione?

La prima cosa che mi viene da rispondere è che bisogna avere tanta, tanta passione perché di ore a produrre contenuti e a imparare cose nuove ne spendi proprio tante. Io ho fatto Scienze della Comunicazione, ma quando ero più giovane non avevo per niente fiducia nelle mie “capacità tecnologiche” e avevo lasciato perdere
concentrandomi sul lato umanistico del giornalismo.

Da grande ho avuto più coraggio e, riprendendo a studiare, ho scoperto di saper essere molto tenace e determinata anche con ciò che, in partenza, non conosco affatto. Mi piace molto collaborare con gli altri e so creare sinergia tra le persone, per questo, anche se mi piace il lavoro freelance, non vorrei muovermi del tutto in
solitaria.

Credo che il lato umano, anche se si è trattato finora di rapporti a distanza, sia stato un sostegno forte per me e spero di poter contare su relazioni profonde e fruttuose anche sul lavoro.

Descrivi la tua giornata tipo di mamma che lavora

La mia giornata tipo è mutata nel corso dei mesi di studio e poi durante il praticantato ma posso dire che si è trattato costantemente di perdere delle lunghe, lunghissime ore di sonno. Se ci si vuole dedicare a qualcosa d’altro, oltre che alla famiglia, ma il bimbo è piccolissimo, i sacrifici sono notevoli.

Durante i primi mesi di formazione mi sono preparata all’esame di teoria e stavo in piedi almeno fino alle 3 o le 4 del mattino e a volte anche peggio. Quelle poche ore serali erano le uniche concesse per lo studio. Allattavo ancora e sgattaiolavo alla mia scrivania non appena mio figlio si addormentava, ahimè sempre
tardi, mai prima delle 23.

Nel resto della giornata non riuscivo a dedicarmi ad altro che a lui e alla casa perché non andava ancora all’asilo.

In quei mesi massacranti ho studiato insieme ad una compagna di corso che avevo scoperto essere nottambula come me perché durante il giorno si manteneva assistendo un’anziana. Una collaborazione così non mi era mai capitata, è nata una bella amicizia, ci siamo aiutate davvero tanto.

Dovevo dare l’esame di teoria online e mi ero appena beccata il Covid. Mi ricordo che la notte prima ho pensato: “Dormire non dormo, tanto vale studiare così non devo rimandare l’esame” e anche quella notte ho fatto le 5. La svolta c’è stata quando, in vista dell’inizio del mio primo praticantato, abbiamo deciso di mandare il nostro bimbo almeno per 20 ore a settimana da una tagesmutter, questa soluzione consente orari flessibili e più adatti a noi.

Abbiamo cominciato ad integrare il fondamentale aiuto dei nonni con queste ore di nido e io ho potuto limitare le ore di studio notturne alle emergenze.

Neanche durante il praticantato in Content Marketing mi è però mancato il lavoro notturno perché il tempo per creare contenuti non basta mai.

Anche qui avevo una compagna di team con cui condividere l’esperienza: era una signora con un figlio già grande ma che lavorava full time, con un ruolo di responsabilità in una grossa azienda. Ci siamo prese come esempio virtuoso l’un l’altra supportandoci tantissimo e a 360 gradi.

Stavo imparando a scrivere in un modo completamente diverso da quello che mi era stato richiesto negli anni di liceo classico e quelli dell’università. Dovevo impiegare strumenti che avevo appena scoperto, il tutto con rapidità per poter rispettare i tempi di ogni task. In quei mesi, devo dire, mi è mancato il respiro.

Il secondo praticantato in SEO Optimization, più tecnico, mi ha concesso tempi decisamente più distesi e una minor fatica.

Al momento ho terminato questo lungo e avventuroso percorso e ho iniziato una collaborazione come ghost writer e un’altra per cui dovrò curare i social e il posizionamento di un e-commerce sui motori di ricerca.

Nella mia organizzazione domestica tento di giocare d’anticipo e di semplificare più che posso, ma non sempre mi riesce, a volte sento l’affanno e, a dirla tutta, vorrei qualcuno che mi desse delle dritte al momento opportuno. Non devo perdermi d’animo e, come ogni mamma, trovare io le soluzioni per tutto e tutti. In quei momenti sento un po’ di ansia ma credo sia importante capirlo per prendere un distacco e trovare soluzioni nuove. A volte bisogna solo darsi una breve tregua con la fiducia di un possibile, imperfetto, recupero e va bene anche così.

Flora Pierro copywriter e mammaQual è il tuo consiglio per conciliare lavoro e figli?

Per me è stato importante sensibilizzare la famiglia su ciò che era importante per me. In particolare, sul fatto che dal benessere di una mamma dipende sempre anche la felicità del suo bambino. Posso dire che, grazie a mio figlio, ho avuto il coraggio di chiedere aiuto, mentre anni fa avevo paura che mi sarebbe stato negato, perché non avevo dimostrato di poterlo meritare davvero.

A volte ci crogioliamo in credenze limitanti, mi rendo conto di esserne stata vittima io per prima.

Se c’è una cosa che mi sento di consigliare alle altre mamme con un sogno lavorativo nel cassetto, è di preparare il terreno. E si comincia dalla famiglia e dalla solidarietà nei nostri confronti, perché non dobbiamo sacrificarci e basta.

Sicuramente bisogna anche considerare gli aiuti materiali su cui contare, come il nido o nonni ancora giovani, in gamba e volenterosi di aiutare, o ancora una babysitter.

L’importante è non demordere perché se ci crediamo, prima o poi, creiamo anche le condizioni giuste.

Una volta che si ha tutto ben impostato però un’altra cosa su cui sento di dover fare un monito è il rischio di farsi assorbire in modo abnorme dalla propria attività. Io so di avere la tendenza a esagerare in questo senso.

Dopo i mesi del mio primo praticantato, mi sono dovuta imporre delle regole orarie, per non privarmi del tempo in famiglia. È davvero un equilibrio instabile e molto delicato.

Per cercare di gestirlo, mi sono detta che dalle 15 in poi, cioè da quando mio figlio rientra dal nido, io non devo più essere impegnata. In questo modo ho ripreso a fare le nottate in piedi e ho sempre una faccia da zombie. Pazienza però, sono più felice così che con 8 ore di sonno in corpo.

Qual è stata la tua più grande sfida o soddisfazione?  Racconta un aneddoto, se ti va.

Durante il mio praticantato in Content Marketing ho fatto un’esperienza che mi ha creato tensione emotiva ma poi, per fortuna, si è risolta in modo positivo.

Tra i miei task c’era anche quello di intervistare manager di digital marketing a mia scelta. La manager dell’azienda che dovevo intervistare mi ha chiesto una variazione consistente delle domande, proprio a ridosso dell’orario dell’intervista. Questo cambiamento improvviso avrebbe creato inevitabili problemi circa le autorizzazioni da parte della scuola.

Volevo a tutti i costi realizzare l’intervista e ho messo in atto tutte le mie capacità diplomatiche. Sono riuscita a far presente al mio interlocutore che le risposte non si potevano più modificare. Sono timida e mi è costato parecchio a livello emotivo, inoltre ammetto di non amare gli imprevisti, anche se poi me la cavo sempre.

In quel caso credo di essere riuscita a superare il momento senza far trasparire il mio forte disagio ma, soprattutto, senza indisporre l’altra persona. Ho svolto il lavoro secondo i piani e la sera finale del praticantato, durante la
presentazione dei risultati è stato menzionato il mio lavoro anche perché si trattava di una nota azienda italiana. Quella sera gongolavo perché sapevo quanto mi era costato.

Credo di essere stata più orgogliosa di me stessa solo il giorno della mia laurea.

Dopo l’esperienza di lavoro in Digital Coach, sono stata contattata dalla mia insegnante del team per un piccolo incarico. Mi ha referenziato presso una sua collega e anche questo è stata una cosa che mi ha fatto un enorme piacere.

La tua più grande perplessità/esigenza al momento, qual è?

Ora che mi sono formata, mi sento sicura di quello che so fare e su cosa devo invece migliorare. Ma mi mancano tutte le conoscenze su come fare business. Sono ancora acerbe su tutto ciò che ruota attorno all’avvio di una libera professione. Posso cercare anche un lavoro dipendente ma non è lo scopo per cui ho intrapreso tutto questo.

Vorrei apprendere un metodo per avviare bene una mia attività da freelance, flessibile e sostenibile, come è sempre stato nei miei primi progetti e desideri. Mi servirebbe una “ricetta” collaudata da seguire con tutto l’impegno di cui sono capace.

Consiglieresti il tuo percorso formativo e lavorativo ad altri? Perché?

Sì, consiglio a tutti una formazione come quella che ho potuto fare io, perché ti fa entrare nel vivo di tutto quello che ti viene spiegato. Se nel lavoro, come è noto a chiunque, conta il saper fare, non ci si può accontentare della sola conoscenza teorica impartita da scuole e corsi tradizionali, bisogna andare oltre.

Quanto alla tipologia di lavoro, occuparsi di contenuti è per appassionati della parola scritta. Per me è una delle attività più intense, la paragono alla meditazione, alla musica e alla pittura. Anche se mi occupo di argomenti completamente diversi dall’arte e la musica, la scrittura mi prende così tanto che quando la pratico riesco a
pensare solo al qui e ora.

Non consiglio nello specifico il corso e la professione che ho scelto io, solo perché ognuno deve ascoltarsi e capire qual è il fuoco che lo anima.

Bisogna capire cosa ti può tenere in piedi anche tutta la notte a lavorare o a studiare e farti stare in casa anziché uscire a divertirti.

Poi quello che viene dopo è ancora da scoprire anche per me. Immagino un gran lavoro, una necessaria organizzazione, più efficiente possibile, ma anche tanta più flessibilità e vivibilità rispetto al lavoro che svolgevo prima.

Il blog Mamma che Brand è utile per la mamma freelance secondo te?

Ho scoperto Mamma che Brand grazie ad un mio compagno di corso che me lo ha consigliato perché è rimasto colpito dalla mia storia personale. Questo blog affronta la tematica del lavoro freelance dall’interessante prospettiva di chi deve tenere in piedi due lavori e missioni decisamente impegnativi.

Essere una professionista e allo stesso tempo essere madre.

Grazie ancora Flora, per la tua disponibilità! Questo è il suo profilo Linkedin, se volete contattarla direttamente.

Natalia Piemontese

Sono Natalia, un Master in Risorse Umane, due figlie e dal 2009 sul web come redattrice e copywriter freelance. Ho collaborato con decine di blog professionali e scritto libri, dedicandomi in particolare a business e tematiche del lavoro. Siccome sono sopravvissuta (felicemente), posso aiutarti a creare il tuo brand e a gestire un blog.

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