E siccome parliamo sempre di crisi, quando vengo a conoscenza di rapporti di questo genere, non posso che renderli noti. Il riferimento è al IV Rapporto sull’imprenditoria femminile presentato proprio questa mattina da Unioncamere.
Imprese femminili più attente all’ambiente, al welfare aziendale, alla salute e benessere dei lavoratori. Le donne imprenditrici valorizzano maggiormente le competenze e le esperienze professionali rispetto agli uomini, danno lavoro a più laureati e hanno migliori rapporti con la comunità territoriale.
Donne imprenditrici, più tenaci e resilienti degli uomini, in crescita in 5 anni
Il rapporto di Unioncamere dimostra che le donne sono molto più pronte degli uomini a mettersi in gioco.
Un milione e 340 mila imprese femminili, il 22% del totale che nell’arco di 5 anni sono cresciute più di quelle maschili ovvero +2,9% contro 0,3%. Più del triplo delle maschili. Il 75% dell’incremento complessivo di quelle italiane.
Come dirlo in altro modo?
Le imprese femminili crescono soprattutto per quanto riguarda i settori innovativi, ad esempio in ambito scientifico e tecnico, dell’informatica e delle telecomunicazioni.
Le regioni in cui le aziende al femminile aumentano più della media sono:
- Lazio
- Campania
- Calabria
- Trentino
- Sicilia
- Lombardia
- Sardegna
Tra i punti deboli da rafforzare:
- le donne investono meno rispetto agli uomini per quanto concerne l’iinovazione
- meno anche per quanto riguarda tecnologie digitali e industrie
- sono meno internazionalizzate
- hanno difficili rapporti con il credito
A proposito di quest’ultimo punto riguardante l’accesso al credito bancario, le donne lamentano il fatto di non veder accolte le loro richieste o comunque soddisfatte solo in parte, rispetto a quanto accade per gli impreditori uomini.
Infine, le donne hanno mostrato di essere più caute rispetto agli uomini, per quanto riguarda i nuovi investimenti. Nel periodo di lockdown dovuto al Covid-19, le aspiranti imprenditrici si sono fermate, in attesa di un momento più favorevole. Le iscrizioni di nuove aziende femminili, sono calate di 10 mila unità rispetto al trimestre aprile-giugno dle 2019. Un calo del 42.3% rispetto al 35.2% degli uomini.
Questo a testimonianza del fatto che il momento di emergenza ricade sempre maggiormente sulle spalle delle donne, che sono anche mamme, figlie e perno del nucleo famigliare.
Per questo è assolutamente necessario rafforzare gli aiuti e gli strumenti a disposizione delle giovani imprenditrici italiane e far crescere così le loro aziende, già “avanti” rispetto alle altre.