Sì esatto, l’intervistata sono io! Ripropongo qui una mia chiacchierata con Fabio Pinna di Opera Incerta, così da spiegarvi l’affascinante lavoro di ghostwriter (che adoro!) e i requisiti per poter intraprendere questo tipo di carriera professionale.

Cosa fa esattamente una Ghostwriter?

Chi scrive in ghostwriting si occupa di produrre contenuti per altre persone, senza però firmare a proprio nome: resta anonimo. Scrivere un libro cartaceo o un e-book in ghostwriting significa che è il committente a diventare autore di quel contenuto (e a mettere la propria immagine in copertina, nonché acquisire tutti i diritti di proprietà). Il termine in inglese, se lo traduciamo alla lettera, significa scrittore fantasma.

È come se fosse trasparente ma la sua presenza si avverte: lascia sempre un po’ di anima in tutto quello che fa.

Chi si fa scrivere un testo? E perché?

I motivi per cui una persona decide di commissionare un testo sono tanti. In molti sognano di scrivere un libro ad esempio ma non riescono a organizzare le idee, tra le mille che hanno in testa! Oppure ne hanno già scritto uno e devono pubblicarne un altro ma si sentono bloccati e non riescono. Per quanto mi riguarda, ho sempre curato la produzione di contenuti per conto di manager, imprenditori o docenti universitari: non si tratta di romanzi dunque ma di libri destinati alla formazione o all’attività promozionale di marketing.

In questi casi, il motivo principale per cui questi professionisti si rivolgono a me, è la mancanza di tempo.

Probabilmente abbiamo letto e possediamo diversi libri scritti da Ghostwriter e neppure lo immaginiamo. Perché in Italia si parla poco di questa professione?

No, in effetti è difficile che chi legge un libro pensi che l’autore non l’abbia scritto di suo pugno (se invece il tono di voce stride e si ha l’impressione che non sia farina del suo sacco, vuol dire che il ghostwriter non ha fatto un buon lavoro ☺). In Italia è ancora una professione poco conosciuta, considerando anche il fatto che fino a un paio di decenni fa erano davvero pochi i ghostwriter di professione. I primi a “creare mercato” sono stati i Vip che commissionavano la propria autobiografia. Oggi invece la domanda è in aumento, un libro è anche uno strumento di marketing e comunicazione e diventa fondamentale all’interno di una strategia di personal branding o web reputation.

Quali sono le più grandi sfide per una Ghostwriter?

Se l’obiettivo è scrivere un libro denso, professionale, curato e in linea con le esigenze di chi l’ha commissionato, la sfida è far capire al cliente stesso che deve considerare quel contenuto “veramente” come se fosse suo. Non è così scontato che il cliente senta che quel testo gli appartiene davvero: capita spesso ad esempio che cerchi di intervenire per cambiare qualche frase, qualche parola, per trovare sinonimi…quasi a voler contribuire a tutti i costi per rivendicare alla fine la paternità (o maternità) di quanto scritto.

Quali sono, invece, le più grandi soddisfazioni per una Ghostwriter?

Mi sento soddisfatta quando il cliente dice che è “esattamente quello che voleva dire” e poi mi regala una copia del libro, quando viene pubblicato (anche questo non è scontato, in alcuni casi se vuoi avere una copia per la tua biblioteca personale, la devi comprare ☺)

Se potesse cambiare qualcosa all’interno del suo ambiente lavorativo, cosa cambierebbe?

Mah, in realtà a volte colgo nelle interviste ai ghostwriter un leggero imbarazzo, come se subisse il giudizio di chi pensa “ma perché non lo scrivi per te un libro, invece? Innanzitutto: “Chi lo dice che un ghostwriter non scrive pure per sé?” 🙂 Io ad esempio ho appena terminato il mio “primo” libro firmato da me. E poi scrivere per mestiere non è così anomalo: per quanto riguarda la mia storia professionale ad esempio, il ghostwriting è stata una evoluzione/specializzazione del fatto di essere una copywriter. E poi il ghostwriter ha competenze specifiche, formazione e il metodo giusto per poter scrivere un libro o degli articoli, in modo da renderli ben strutturati e coerenti. Non è sufficiente la conoscenza della lingua italiana per poterlo fare.

Come riesce a separarsi da un testo affidandolo ad un altro “genitore”, diciamo così, che non ha fatto nulla per crescerlo? Come ci si sente?

Il risvolto psicologico di questo mestiere c’è, esiste ed è spesso ingombrante! Devi saper ascoltare, entrare in empatia con il cliente, capirlo al volo (non c’è bisogno di sentire la voce al telefono nel quotidiano, io mi accorgo anche da un messaggio scritto in chat se la giornata è cominciata bene o no per il mio cliente☺).

Per quanto riguarda il momento della separazione invece no, non sento questo peso, anzi in alcuni casi è una liberazione! Battuta a parte, mi gratifica concludere un lavoro e consegnarlo nelle mani di chi l’ha tanto desiderato e atteso. Ho un background formativo e lavorativo nelle risorse umane, adoro contribuire anche solo per una piccolissima parte allo sviluppo del potenziale e del talento di una persona.

Ed è vero che il committente non fa mai nulla o invece possono nascere vere e proprie sinergie indirizzate alla realizzazione del lavoro finale?

Per quanto riguarda la mia esperienza di ghostwriter di testi e manuali destinati alla formazione, il contributo del committente è essenziale per essere certi di veicolare informazioni corrette e trasferire nel testo la personalità e il carisma del professionista, manager o docente che sia.

Quali sono, al contrario, le esigenze di autonomia della Ghostwriter rispetto al cliente che si fa commissionare un testo?

Ecco come dicevo…una volta verificata l’aderenza alle linee guida e fissati appuntamenti periodici per monitorare il lavoro, il ghostwriter deve poter lavorare in autonomia e senza pressioni. I testi di norma vengono commissionati a progetto e l’impegno deve essere al massimo per rispettare le scadenze: ad esempio, lunedì stabiliamo che per il fine settimana faremo il punto sulla bozza del primo capitolo. Perché mi chiami lunedì pomeriggio per sapere se ho cominciato a scrivere?

Come si sceglie una Ghostwriter? Cosa deve avere?

Se alla prima call con il ghostwriter, quest’ultimo ascolta il doppio di quanto parla, è già un buon inizio… Il ghostwriter non deve prestare attenzione solo alle parole ma al wording generale del proprio cliente: il linguaggio, lo slang, le espressioni tipiche,i termini usati/abusati, quelli che invece non userebbe mai semplicemente perché non gli appartengono, i tic verbali se ci sono. E poi deve essere empatico, capire cioè se è il momento opportuno per “spingere” ancora, se è meglio fermarsi, come formulare una domanda più specifica o delicata.

Dal punto di vista delle competenze, ovviamente deve essere accurato e preciso nella stesura del testo, ma deve poter mostrare anche i frutti del proprio lavoro! È evidente che non posso inserire nel mio portfolio i libri o gli e-book scritti per conto terzi.  Ma devo avere un sito web personale, gestire un blog e mostrare articoli o altri contenuti che portano la mia firma.

Infine diamo per scontata la riservatezza, che deve essere un pre-requisito: ci sono tante professioni top secret, come quella dell’investigatore privato ad esempio. Anche quello del ghostwriter, non è un mestiere per chi non resiste alla tentazione di fare gossip…

Quali sono i segreti, le buone abitudini e gli errori da evitare secondo lei per essere una buona Ghostwriter?

Abbiamo parlato di competenze e abilità del ghostwriter, quindi direi che tutto ciò che si discosta da questo modo di operare diventa errore, caduta di stile e perdita di credibilità. Un lavoro ben fatto dona sempre grandi soddisfazioni, non necessariamente legate alla notorietà. Un buon ghostwriter si arricchisce delle storie che ascolta, non deve mai giudicare chi ha di fronte ma solo cercare di capire il più possibile le scelte di vita compiute, i percorsi, gli obiettivi di carriera e le ambizioni del proprio cliente.

 

Natalia Piemontese

Natalia Piemontese

Sono Natalia, mamma freelance e da più di 10 anni lavoro sul web come ghostwriter. Ho contribuito a decine di blog professionali e scritto libri, dedicandomi in particolare a business e tematiche del lavoro. Siccome sono sopravvissuta (felicemente), spero di poterti essere utile nel gestire il tuo blog e aiutarti a creare il tuo brand.

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